NORCIA
Tartufi cinesi spacciati per quelli neri di Norcia e venduti a venti volte il loro prezzo.
Sei persone sono coinvolte nell'inchiesta condotta dai carabinieri dei Nas di Perugia che
hanno sequestrato 47 tonnellate di tuberi e ipotizzato i reati di associazione per
delinquere finalizzata alla frode in commercio, falso ed evasione fiscale.
Dalle indagini è emerso che il tartufo cinese tipo "Tuber
Indicum Himalayensy", di cui è vietata la vendita in Italia, veniva commercializzato
al prezzo di quello di Norcia, un'operazione favorita anche dalla notevole somiglianza di
aspetto che trae in inganno perfino gli esperti.
| Secondo gli inquirenti, il tartufo
cinese veniva acquistato al prezzo di 30-50mila lire al chilogrammo e rivenduto a
600-800mila lire. |
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Gli accertamenti dei
Nas hanno coinvolto anche la "Urbani tartufi", il gruppo umbro più importante
del mondo nella lavorazione e commercializzazione di questo tubero e dei suoi derivati. La
società controlla la "Alba Morra Tartufo" di Alba, la "Tartufitalia"
e ha concesso il proprio marchio alla "Urbani Usa", un gruppo di importatori di
New York, dove il gruppo ha punti di vendita, così come in altre città degli Stati Uniti
e in Giappone.
Gli inquirenti avrebbero inoltre accertato che la "Urbani
tartufi" commercializza il 70 per cento del tartufo venduto in Italia e la metà di
quelli consumati nel mondo interi, in salsa e altri derivati. |